sabato 21 aprile 2007

Psicologia delle masse al buffet (testo minore di scuola freudiana)


Tutto questo girovagare per gli eventi Fuori Salone negli ultimi giorni, mi ha richiamato alla mente un breve studio di uno degli allievi meno conosciuti di Freud, l'ingiustamente sottovalutato Bob O'Fairy, che, infatti, pochi anni dopo lasciò la psicanalisi per dedicarsi all'allevamento di tonni, con la flebile scusa che questi, almeno, non sviluppavano alcun tipo di transfert.

L'ottimo O'Fairy, infatti, ebbe l'idea del famoso studio, quando, alla presentazione di Psicopatologia della vita quotidiana del suo maestro Sigmund Freud, si accorse che, lungi dal prestare attenzione alla spiegazione del testo epocale, la gran parte degli astanti si accalcava al buffet della Sachertorte, spintonando e schiamazzando, tanto da arrecare disturbo ai lavori. Pare addirittura che un esagitato, al momento delle domande, abbia chiesto a Freud se il fatto di non aver ricevuto panna assieme alla sua porzione di Sacher, non avrebbe potuto ingenerare in lui una sorta di nevrosi ansiosa da panna ogni qual volta avesse visto una torta al cioccolato.
Non è nota la risposta di Freud, ma si mormora che abbia fatto cenno a due dei suoi allievi più robusti di picchiarlo all'uscita.

La Psicologia delle masse al buffet di O'Fairy, parte dall'assunto che il cibo in grosse quantità riporti alla luce le pulsioni inconsce all'accumulo, pulsioni legate alla fase orale dello sviluppo, in cui il bambino si percepisce ancora come il centro del mondo. Allo stesso modo, nella folla si attuerebbe una sorta di regressione collettiva in cui la massa diventa un'unico bambino gigante nel pieno sia della fase orale che dell'ora di pranzo, divendo così una creatura difficilmente arginabile, se non a suon di scapellotti.

Inoltre, poiché il bambino-massa si percepisce come una creatura singola, registra l'intero ammontare del cibo a disposizione come destinato a lui. Al tempo stesso, però, percepisce a livello inconscio tutti i singoli componenti: ogni qualvolta qualcuno usufruisce di una singola porzione vive contemporamente il lutto per la perdita di una parte negata a lui e il lutto per la rottura dell'unità bambino-massa.

L'illuminante pamphlet, getta luce sugli oscuri meandri dell'inconscio e sulle pulsioni che solo un tramezzino gratuito o un'assaggio di mousse sanno risvegliare in noi. Avendo assistito a un qualsiasi tasting time, degustazione gratuita o assaggio, è difficile trovare contrastare adeguatamente le parole di O'Fairy. Anzi, viene da chiedersi a quali vette i suoi studi sarebbero potuti arrivare, se non si fosse dato all'ittica.
Ci piace però immaginarlo ancora lì, beato tra i suoi tonni, lontano dalla massa e dalle code al buffet.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Custa er faula...

Urbano2000!

smoky man ha detto...

Sei stata nominata qui:
http://smokyland.blogspot.com/2007/04/10-incipit.html

smok!

francesca ha detto...

wow che blog gustoso!
capito qui dal blog di smoky e credo ci ritornerò spesso!
domanda domandona: mi sveli il segreto dell'amor polenta? :-)

Roberta ha detto...

Ciao Francesca! Grazie, passa di qui quando vuoi ;-)

Il segreto dell'amor polenta? Quale dei tanti? :-) Qualcuno sostiene che stia nel nome di vaghe reminiscenze petrarchesche, qualcun altro nel rapporto 50-50 di farina 00 e farina di mais finissima (non quella da polenta!). Chi può dirlo? :-)

francesca ha detto...

altri invece sostengono che sia questione di contenitore in cui si cuoce, tipo quello del plum cake ma chiuso anche sopra e con delle scanalature in superficie... può un contenitore fare tanto?
insomma... qual è la verità?? :-)
aaaarggggghhh!

Roberta ha detto...

Cara Francesca,
so che esiste uno stampo propriamente detto da amor polenta di forma semicircolare, ma mi pare che sia più una tradizione estetica che non un elemento necessario alla buona riuscita del dolce, tant'è che si può cuocere tranquillamente anche in uno stampo da plum cake. Che sia chiuso invece mi sembra strano: lo manterrebbe troppo umido! Il segreto, se esiste, secondo me potrebbe aggirarsi intorno a fasi più delicate della lavorazione, come quella della montatura di burro/zucchero/uova, per es.